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 I PROTOTIPI DI ARTIGLIERIA VENETA    

DELLA FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA

Venezia   Santa Maria Formosa



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Nell’Arsenale di Venezia si provvedeva a tutte le fasi di costruzione delle artiglierie in bronzo, mentre gran parte di quelle in ferro venivano realizzate nella valli di Brescia e del bergamasco, ove si trovavano le miniere del minerale più adatto ad ottenere le migliori caratteristiche di resistenza. I due imprenditori che costruirono il maggior numero di cannoni in ferro per Venezia, superando per qualità anche le fonderie inglesi, furono Tiburzio Bailo a Sarezzo (Brescia) e Carlo Camozzi a Clanezzo (Bergamo).
Le gettate di bronzo avvenivano sia nelle fonderie di Stato dell’Arsenale che in fonderie poste nelle immediate vicinanze, la più famosa quella degli Alberghetti, mentre gli affusti venivano costruiti all’interno dell’Arsenale, nella officina dei “carreri” (carradori) situata accanto al deposito delle artiglierie. Vi era anche una “Officina de Modelli e Bussole” dove venivano creati i prototipi delle macchine, delle attrezzature e di molte imbarcazioni che l’Arsenale produceva
(1).
I prototipi dei cannoni venivano consegnati ai Provveditori alle Artiglierie per la preventiva approvazione. Di tale magistratura si trova menzione all’inizio del secolo XVI con un “Provveditore sopra le Artiglierie e le munizioni” eletto dal Consiglio dei Dieci. Nel 1588, detta elezione fu rimessa al Senato, che, l'anno seguente, portò a tre il numero dei membri, uno dei quali aveva in consegna la Cassa.
L' importanza di tale incarico, cui competevano grandi risorse economiche, è manifesta essendo la prima delle competenze avocate dal Consiglio dei Dieci nel corso del Cinquecento e l'ultima a essere ceduta dopo i mutamenti costituzionali del 1582/1583. Era compito dei Provveditori alle Artiglierie soprintendere alla progettazione e fusione dei cannoni, all'assegnazione delle stesse alla flotta e alle fortezze, alle esercitazioni da tiro (palio del falconetto al Lido; esercitazioni al bersaglio di Sant'Alvise), alla provvista e confezione delle munizioni ed all'organizzazione del personale addestrato nelle scuole dei bombardieri (artiglieri) dello Stato.
Nel 1648, fu concesso ai Provveditori alle Artiglierie di "procedere criminalmente" contro chi si appropriasse delle munizioni e, nel 1679, ottennero competenza civile nelle cause fra i bombardieri e la loro arte
(2).

Nel corso della storia componenti della nobile ed antichissima famiglia dei Querini ricevettero la carica di Provveditore alle Artiglierie, una delle magistrature che costituivano l’organizzazione amministrativa della Repubblica di Venezia.
Questa fu l’origine dei modelli o meglio prototipi dei pezzi di artiglieria custoditi dalla Fondazione Querini Stampalia .
Tali prototipi sono di rilevante importanza storica in quanto, delle molte migliaia di artiglierie prodotte dalla Repubblica ( nel 1796 vi erano in servizio 5338 pezzi
(3)), esistono ancora solamente pochissimi esemplari completi dei loro affusti originali, tra cui i migliori sono il cannone, la colubrina ed il mortaio donati al re Federico IV di Danimarca nel 1709 e custoditi al Tøjhusmuseet,  il museo  reale dell’arsenale di Copenaghen.
La causa principale di questa rarità di reperti fu l’asportazione da parte dell’armata napoleonica nel 1797 dei depositi dell’Arsenale, i quali comprendevano oltre duemilacinquecento pezzi di artiglieria, molti dei quali vere opere d’arte in bronzo risalenti ai secoli precedenti.
La raccolta di modelli della Fondazione Querini Stampalia è paragonabile solamente a quella del Museo Correr, dove sono conservati 22 modelli di artiglierie, prevalentemente del ‘600 e con minore varietà nella tipologia.
Il maggior numero dei modelli conservati a Palazzo Querini è relativo alla tipologia generalmente definita “cannoni” (17 pezzi) , ossia artiglierie con tiro teso o con arco di pochi gradi . Vi sono inoltre modelli di artiglieria a tiro parabolico (8 pezzi) , comunemente denominati “mortai” ed "obici".

Le attività connesse alla fabbricazione delle artiglierie hanno costituito nei secoli passati la massima espressione della tecnologia dell’epoca, coinvolgendo studi di fisica e matematica  per il calcolo delle traiettorie e della conformazione delle volate , di chimica applicata  per la composizione della polvere da sparo e del salnitro ad essa necessario , di metallurgia per l’ottimizzazione delle leghe di bronzo e per le tecniche di fusione e di lavorazione del ferro, di meccanica  per l’approntamento di macchinari per la perforazione delle canne .

L’impegno e le risorse profuse nello sviluppo delle artiglierie erano ampiamente giustificate dalla loro importanza strategica e politica. Significativamente Luigi XIV fece incidere sulle artiglierie francesi il motto “ULTIMA RATIO REGUM”.

Lo studio dell’evoluzione dell’artiglieria apre pertanto una finestra sulla storia  politica, economica e delle tecnologie industriali .

 

(1) (Guida per l’Arselale di Venezia G.Antonelli– 1829)
(2) (Archivio di Stato di Venezia – Indice generale, storico, descrittivo ed analitico. Da Mosto- 1937)
(3) (La Campagna del 1796 nel Veneto, E.Barbarich –2004)